lunedì 2 febbraio 2015

Il giorno delle crêpes

"When I'm sad I wear the rain, so she can keep me company; 
for a moment, even the sky is part of me."


Si apre così la prima settimana di Febbraio, con la voglia di restare sotto le coperte a fantasticare ancora un po' sulle occasioni speciali che sono le nostre cure e il senso intimo, personale, domestico che diamo loro a rendere essenzialmente preziose. 
Si è persa un po' di magia rispetto all'antico passato, si è persa forse per troppo razionalismo o per pigrizia, per mancanza di letture, sonno e silenzio.

Celebrare una festa richiede, d'altronde, tempo, studio e predisposizione, una ricerca paziente e spassionata, curiosità per l'uomo in un mondo che ne riflette desideri, paure, prodigi. Attesa, dunque, mentre fuori il cielo corre, con le sue nuvole di filato grigio, sfrangiate, scostanti. Le guardo dalla vetrata della camera bianca, immergo il naso contro il vetro come ne volessi catturare l'odore, chiudo gli occhi e resto qui.



Sì, stamani rallento e scalo la marcia, scrivo, progetto, cucino, impacchetto i suoi regali e mi circondo di luci, bugie (cenci o frappe) e bougies (candele): che Candelora sia...

 La Candelora, in Francia, è nota soprattutto per essere il giorno delle crêpes. Fin dal Medioevo, infatti, il 2 Febbraio si cucinavano tante crêpes in un’atmosfera di grande attesa e magia: la ricetta veniva eseguita in gran segreto e l’impasto veniva fatto riposare tutta la notte, per poi offrire queste dolcezze ai padroni, quale simbolo di fiducia e di amicizia. Secondo la tradizione, quando si gira la crêpe nella padella bisogna esprimere un desiderio, stringendo nella mano destra una moneta d’oro, mentre con la sinistra s’impugna il manico e si fa saltare in aria la crêpe, attenti a non farla cadere.


Giovanna Jacqueline C.

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